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Paragrafo 11 . Crescita economica, politica interna ed estera.

     
Nel  corso  del quinquennio 1953-1958 vennero poste le  basi  per  una
rapida espansione economica, che avrebbe trasformato l'Italia da paese
agrario-industriale  a  paese prevalentemente industriale.  L'attivit
imprenditoriale  fu  avvantaggiata dal basso costo  della  manodopera,
derivante   dalla  disoccupazione  e  dalle  migrazioni  interne.   La
raggiunta  stabilit monetaria, inoltre, incoraggi gli  investimenti,
mentre  gli ampi profitti resi possibili dai bassi costi di produzione
(anche  le  materie prime avevano prezzi relativamente  poco  elevati)
consentirono   agli   imprenditori  di   autofinanziarsi.   Favorevole
all'attivit imprenditoriale fu anche la politica fiscale, che gravava
in  misura  ridotta sui redditi personali e sugli utili di  impresa  e
consentiva un'ampia evasione.
     Le  industrie  metallurgiche, meccaniche, chimiche ed  elettriche
continuarono   a  svolgere  il  ruolo  di  settori  trainanti.   Verso
un'imponente   crescita   produttiva  si   avvi   anche   l'industria
automobilistica, la Fiat in particolare. L'edilizia  prosegu  la  sua
ascesa,  favorita  dalla  politica urbanistica  delle  amministrazioni
locali,  che,  specialmente nelle grandi citt  come  Roma,  Napoli  e
Palermo, consentirono colossali speculazioni (a Roma, nel corso  degli
anni  Cinquanta, il valore delle aree fabbricabili aument  del  mille
per cento).
     L'intervento   dello   stato   nell'attivit   produttiva   venne
consolidato  attraverso  l'istituzione, nel  dicembre  del  1956,  del
ministero  delle  partecipazioni  statali,  cui  venne  assegnata   la
gestione   dell'IRI,  dell'ENI  e  delle  aziende  con  partecipazione
azionaria  dello  stato.  Nel  dicembre  del  1957  tutto  il  sistema
telefonico nazionale pass sotto controllo pubblico.
     Nel  corso della seconda legislatura furono compiuti passi avanti
nell'attuazione della costituzione. Nell'aprile del 1956 si insedi la
corte  costituzionale,  composta  da  quindici  membri  nominati   dal
presidente della repubblica, dal parlamento e dalla magistratura. Essa
era  chiamata  a  svolgere compiti fondamentali per  il  funzionamento
della  democrazia:  il  controllo della conformit  alla  costituzione
degli atti legislativi; la risoluzione dei conflitti tra gli organi  e
i  poteri  dello stato; il giudizio sulle accuse contro il  presidente
della  repubblica  ed  i ministri; la verifica dell'ammissibilit  dei
referendum. Nel
     
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     marzo  del  1958  venne  istituito il consiglio  superiore  della
magistratura, organo di autogoverno dei magistrati.
     In    politica    estera,   ormai   definita   la    collocazione
internazionale  della  repubblica nel novero  dei  paesi  occidentali,
restava   aperta  la  questione  di  Trieste;  questa  si   riacutizz
nell'estate del 1953, quando il governo Pella decise di inviare truppe
di  rinforzo  ai  confini con la Iugoslavia. Il 5 ottobre  1954  venne
raggiunta  un'intesa  a  Londra, in base alla quale  all'Italia  venne
attribuita la zona A, comprendente Trieste ed alcuni comuni vicini,  e
alla Iugoslavia la zona B, ossia l'Istria nord-occidentale, con alcune
modifiche  di confine a suo vantaggio. Un accordo formale e definitivo
tra  i  due  paesi  verr raggiunto solo nel 1975  con  la  firma  del
trattato di Osimo, nei pressi di Ancona.
     Alla  fine  del  1955 l'Italia, insieme ad altri quindici  stati,
venne  ammessa  a far parte dell'ONU. Nel marzo del 1957,  a  Roma,  i
rappresentanti  di  Belgio, repubblica federale di Germania,  Francia,
Italia,  Lussemburgo  e Olanda firmarono i trattati  istitutivi  della
comunit economica europea (CEE) e della comunit europea dell'energia
atomica  (EURATOM). Con la CEE i sei stati intendevano realizzare,  in
previsione  di una futura unificazione politica, un "mercato  comune",
in  cui  lavoratori, merci e capitali potessero circolare liberamente.
L'EURATOM  aveva  come  scopo la promozione e il  coordinamento  degli
studi   dei  vari  paesi  europei  sull'energia  atomica  e  sul   suo
sfruttamento per fini pacifici.
